Visualizzazione post con etichetta letture. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta letture. Mostra tutti i post

domenica 24 giugno 2012

LA LEGGE NELL’AFRONTARE LA VITA



Photo courtsey:  Marika Belfiori  http://www.flickr.com/photos/23135564@N00 
Gli esseri umani violano continuamente numerose  leggi spirituali.  Una di queste leggi è la legge dell’affrontare la vita. Affrontare la realtà della vita significa vedere se stessi per quello che si è, con tutte le proprie imperfezioni. Se non avete il coraggio di affrontare la vita, non potete crescere. Nessun metodo che cerchi di aggirare questa realtà potrà mai essere efficace, in quanto cercare una  tale scorciatoia viola una fondamentale legge spirituale.

Anche chi ha già sviluppato una certa conoscenza di se stesso, cade molte volte vittima di questa pericolosa tendenza. Nonostante possiate esservi inoltrati nell’esplorazione del vasto mondo interiore e possiate avere scoperto molte verità a proposito di voi stessi, ne rimangano sempre molte altre che vi rifiutate di vedere. Anche se avete riconosciuto molte delle vostre manchevolezze e dei vostri difetti, ancora non sapete cos’è che li provoca. Né sapete i veri motivi per cui avete certe opinioni, certi gusti o erte idiosincrasie; perfino le vostre qualità positive possono essere influenzate da qualche tratto negativo inconscio. È importante che comprendiate queste tendenze e questi tratti a proposito dei quali ancora ingannate voi stessi.
Photo courtesy:  Stefano Guastalegname  http://www.flickr.com/photos/guasta
Non vi è nulla nell’animo umano che provenga interamente dal sé superiore o sé inferiore, in quanto tutto si mescola continuamente nella vostra psiche. Purificazione significa rendere coscienti, separare e comprendere questi vari tratti, sottraendo i tratti positivi all’influenza distruttiva della maschera e delle varie debolezze caratteriali.

Queste emozioni distorte esistono in tutti voi. È della massima importanza per il processo di purificazione della vostra personalità e per la salute e la pace della vostra anima riconoscere la vera origine e la vera natura delle vostre motivazioni. Non dovete biasimare voi stessi nel scoprire in voi stessi l’esistenza di questi tratti negativi. Uno dei prerequisiti essenziali per percorrere il sentiero verso l’evoluzione umana è che voi riconosciate che dentro di voi esistono ancora molti aspetti negativi. Solo quando si accetta questa realtà, il lavoro interiore di purificazione  può iniziare.

Una volta che si è incamminati sul sentiero, si comprende che non vi è prova o difficoltà che non abbia un ben preciso significato. I problemi che la vita propone contengono sempre un messaggio, una lezione da imparare a proposito di se stessi. Solo dopo un considerevole periodo di tempo, la vostra mente sarà sufficientemente addestrata da comprendere subito qual’è la lezione da imparare. Una volta che comprenderete il significato, quella particolare prova cesserà. Inversamente, fin quando non l’avete compresa, essa continuerà a ripresentarsi, nella stessa forma o in forma diversa. Color che hanno scoperto cosa significa comprendere il messaggio contenuto in una certa difficoltà, sanno quale gioia questo comporti. A tal punto, le cose che sto dicendo non saranno solamente parole, ma una vera esperienza, profondamente sentita.
Photo courtesy: Anai Syl melyn  http://www.flickr.com/photos/anaissyamelyn


Tratto da:
Primi Passi sul Sentiero di Eva Pierrakos, Edizioni Crisalide




lunedì 16 aprile 2012

L'ALLERGIA ENERGETICAMENTE

Photo courtesy: Guillaume http://www.flickr.com/photos/gyohm

In questo periodo dell'anno molti esseri umani soffrono di disturbi primaverili. Nel periodo dell’anno più importante per tutto ciò che concerne il RISVEGLIO della natura molti lo vivono terrorizzati. Perché?
La natura, nel suo espandersi, travolge tutti gli esseri in un cambiamento repentino, e chi è più restio al cambiamento si allergizza e risponde al cambiamento con un'infiammazione o un sintomo specifico. Spesso nella nostra vita ci sono cose che non accettiamo, che facciamo finta che ci piacciano tanto… Poi all'improvviso qualcosa ci toglie il respiro o ci fa gocciolare il naso e malediciamo la primavera.  Passiamo la vita a giustificare a noi stessi delle situazioni in via di decomposizione, a cercare di fermare e controllare il tempo, questo demone senza pietà, che inesorabile fa tornare la primavera e la necessità del cambiamento.

Photo coutesy:      Informmedia      www.flickr.com/photos/14694871,òNO5

L'impollinazione è, per la pianta, un distacco da sé, un donare qualcosa di sé ad un altro essere, una sorta di abbandono a fondersi con l'altro. Esprime la consapevolezza di una responsabilità nel piano.
Mentre noi in primavera ci ammaliamo: chi si deprime, chi è metereopatico, chi ha le allergie; qualche sintomo di ribellione da qualche parte deve uscire, anche attraverso problemi di pelle. Basta continuare a starsene lontani... Il senso profondo è un po' questo: non sto bene, non posso uscire, svestirmi, incontrare e fondermi in una sorta di impollinazione umana. Ma anche noi rientriamo inevitabilmente nei ritmi della natura.
Perché non usare delle piante invece di chi prende l'antidepressivo o l'ansiolitico? Esistono estratti che ci danno tono, togliendo quella stanchezza profonda che il cambiamento produce:  
l'Angelica cinese (Angelica sinensis): tonificante, immunomodulante e depurativa allo stesso tempo (da usare, però, con attenzione in soggetti che usano anticoagulanti);
Eleuterococco o ginseng siberiano (Eleutherococcus senticosus): immunostimolante ed è in grado di agire sui meccanismi fisiologici che determinano un innalzamento della resistenza fisica allo stress;
Schisandra (Schisandra chinensis), pianta dalle origini cinesi: tonificante, ma con proprietà antinfiammatoria a livello bronchiale. Alcuni studi la reputano un ottimo antidepressivo e depurativo epatico;
Elicriso (Helicrisum italicum), pianta dall'origine mediterranea che è funzionale in caso di allergie di varia natura e problematiche della pelle (psoriasi, dermatiti, etc.) contiene dei flavonoidi, nello specifico la quercitina, che inibisce sia la liberazione sia la produzione di istamina, molecola che provoca bronco costrizione;
Ribes nigrum, da prendere anche insieme alle piante sopracitate, stimolando, in maniera naturale, la corteccia surrenalica.
Photo courtsey:  www.flickr.com/photos/37025171@NO4
Ma se l'istamina o una simil-istamina si generasse anche all'interno della cellula vegetale? Se in un momento di stress, di paura, di necessità di fuga la pianta avesse davvero un rimedio chimico al suo allarme? Se si autoguarisse dalla paura di incontrarsi e fondersi? Se anche per la pianta l'altro può essere un potenziale pericolo proprio come per noi? Se alcune piante si adattassero alla situazione nuova con la produzione di determinati principi attivi?
E noi? Quale molecola possiamo tirare fuori? Credo che il miglior antidoto ai disagi che la primavera ci mette davanti sia il sentire cosa ci muove veramente verso l'altro e sentire se la sua paura è anche la mia; nell'infiammazione io rifiuto ciò che ho davanti, così come nella depressione.
Se la primavera è la stagione della depurazione in senso lato, cominciamo dall'alleggerire il nostro fegato, accettando, attraverso l'introspezione, quanto siamo arrabbiati con noi stessi per non essere perfetti. In questo modo le paure si dissolvono, non ci si deprime, perché non abbiamo più bisogno di nutrirci di solitudine, e ci si muove nella propria imperfezione proprio come l'altro nel quale alla fine ci si riconosce.
Tutto, sempre, ci rimanda ad uno sguardo centripeto.
Photo courtesy:  http://www.flickr.com/photos/ondablv

 Fonte: www.ildiscepolo.com, Donatella Donati 10/03/2008

mercoledì 28 marzo 2012

COSA'E' LO YOGA (PARTE II) I Percorsi dello Yoga


Photo courtesy: Gian Martins http://www.flickr.com/photos/gianmartins/
Nel corso degli anni si sono sviluppate diverse correnti Yoga. Bisogna ricordare che sono percorsi affini perché condividono molti aspetti tra loro ma tutti hanno in comune l’obiettivo di purificare lo spirito, di calmarlo fino a giungere alla fusione con l'Assoluto.
I percorsi spirituali tradizionali, dalle quali si diramano altre vie possono essere riassunti in: hata, bhakti, karma, jnana e raja.

Possiamo vedere Il karma yoga  (yoga dell’azione) come un filo rosso che unisce ogni yoga, in quanto ad ogni praticante di qualsiasi disciplina viene insegnato che la realizzazione non è soltanto un raggiungimento di uno scopo, ma un adempimento di una legge interiore. E’ detto anche  yoga dell’azione, che si fonda sul servizio disinteressato: il praticante si dedica ad agire sena aspettarsi il frutto delle proprie azioni ossia agisce per il bene comune, per migliorare l’ambiente intorno a sé per aiutare il prossimo senza fini egoistici. Nello svolgere un’azione non si ha l’obiettivo di una autogratificazione.

          Il jnana yoga (yoga della conoscenza) si differenzia dagli altri yoga, in quanto non è attuabile da un numero elevato di persone. Lo possiamo considerare uno strumento di nicchia in quanto è indicato per chi cerca di capire la vita attraverso la mente, infatti il praticante deve riprodurre mentalmente dei processi vitali che sono evidenti quando percepiti intuitivamente attraverso l’esperienza. Le false identità della mente vengono scoperte una dopo l’altra fino ad arrivare al completo chiarimento e all’emersione dell’Io più profondo.
Photo courtesy: Roshni Rose http://www.flickr.com/photos/roshnii
L’antica saggezza ci insegna che l’hata yoga venne promosso dagli illuminati per favorire il processo di coordinazione del veicolo fisico. Ancora oggi tale pratica è molto utile per alleviare le tensioni sul corpo fisico in quanto agisce sul veicolo energetico che alimenta direttamente il corpo denso.
L’hatha yoga è forse quello più conosciuto in quanto si sviluppa intorno alle posizioni dette asana, alle tecniche di respirazione dette pranayama, anche se è praticato in modo semplificato nelle palestre, nell’antichità comprendeva esercizi anche molto estremi che avevo la finalità di provocare un radicale cambiamento nella fisiologia corporea per portare la mente verso stati di coscienza particolari.

Il bhakti yoga (yoga della devozione) favorisce l’armonizzazione del corpo emotivo, ed è praticato sin dai tempi di Atlantide. Esso è l’esercizio dell’abnegazione di se stessi allo scopo di identificarsi con la propria interiorità più elevata. Le pratiche del Bhakti yoga hanno lo scopo di portare il cuore verso l‘aspetto Divino dell’esistenza e sintonizzarlo su di esso.Nella visione cristiana è conosciuto sotto il nome di misticismo: una fiamma che da secoli brucia la personalità sull’altare del divino in nome dell’amore verso l’unico Dio, Questa pratica porta a sviluppare il centro energetico del cuore, affinché divenga magnetico e radiante. Esso esprime insieme devozione, sentimento spirituale, servizio offerto in modo puro e disinteressato, amore per Dio incondizionato ed ininterrotto.

Il raja yoga (yoga regale) porta la coscienza ad identificarsi con l’anima. è stato codifcato dal saggio Patinali negli Yoga Sutra in cui espone gli otto stadi necessari per la corretta esecuzione di questa pratica. Ha l’obiettivo di tranquillizzare la mente tramite la meditazione per acquietare la mente. Ciò porta il praticante alla fusione col proprio Io più alto. È  lo strumento adatto per realizzare il Regno di Dio dentro e fuori di noi, e, se ben utilizzato sviluppa, al di là del tempo e dello spazio, il processo di reintegrazione nell’unità. La coscienza di un illuminato è caratterizzata da una continua presenza che non si identifica con la dualità riscontrabile nell’esistenza fisica, anche se continua a percepire le contraddizioni presenti nel mondo.

Viene detto che l’agni yoga (yoga del fuoco) sarà lo yoga del futuro e sostituirà il raja yoga. Questo è lo yoga dell’energia del fuoco, della consapevolezza, del pensiero diretto e responsabile. L’Agni Yoga è un insegnamento che aiuta l’allievo a portare alle luce le indicazioni spirituali con cui imparare a gestire la propria vita e poter contribuire al bene comune. Helena Roerich,, scrive: “ Il maggior giovamento cui possiamo contribuire, consiste nel risveglio della coscienza e nel miglioramento ed arricchimento della qualità dei nostri pensieri, che, insieme alla purificazione del Cuore, rafforzano le nostre emanazioni. Così, aumentando il nostro livello vibratorio, contribuiamo a ristabilire la salute di tutti coloro che ci circondano”.
Photo courtesy: Dale Lawson  http://www.flickr.com/photos/dalelawson
Tutti i tipi di yoga prescrivono la disciplina psicofisica ed il primo obiettivo che ogni percorso di yoga è quello di liberarsi dagli attaccamenti e dalle avversioni che nascono dalla mente e dai sensi agitati. All’inizio si prende coscienza delle tre influenze materiali, dette i guna, per poterle trascendere. In particolare si dovranno superare tamas, ignoranza, rajas, passione per raggiungere il livello di satva, virtù dal quale è possibile proseguire verso il sentiero della realizzazione spirituale vero e proprio.

Non dimentichiamo che le vie dello yoga mirano alla scoperta della propria natura spirituale e ci riconnettono con il Divino.
Tutte le religioni  insegnano come riunire noi stesso a Dio. Lo yoga vale per tutti, sia orientali che occidentali perché l’ultimo scopo dello yoga è l’unificazione con Dio.

Si può affermare che esiste una via mistica per ogni singolo essere. È impossibile pretendere che tutti raggiungano il proprio essere profondo allo stesso modo. Bisogna che ognuno faccia il percorso che è solo suo. Ciascuno deve scegliere lo yoga che sente più vicino al suo modo di essere.
Photo courtesy: Mariuccia Zottin  http://www.flickr.com/photos/mariucciazottin/

Buon yoga!!!!

Fonti:
www.ildiscepolo.it , Luca Tomberli, 30/01/2008 
www.biolifestyle.org

domenica 8 gennaio 2012

COSA E' LO YOGA (PARTE I)

Photo courtesy: Marko Jurkovic        http://www.flickr.com/photos/creativeline/530074991/  

 E' la forza interiore che gli consente di utilizzare la propria pace, gioia e amore condividendole con gli altri. Anziché essere influenzato dalla negatività altrui, la sua positività è tale da influenzare gli altri.
Uno yogi sa come mantenere auto rispetto e dunque è in grado di dare rispetto a chi lo circonda. Uno yogi ha l’abitudine di dare un appuntamento a se stesso, ogni giorno, dedicando del tempo al silenzio.
 Questo tempo ha proprio bisogno di questo, di rieducare la propria coscienza.
Yogesh Sharda

Secoli prima che si parlasse di inconscio, di psiche e di personalità gli antichi saggi dello Yoga avevano già visto questo fenomeno e trovato le soluzioni per porvi rimedio.
Patanjali, nei suoi Sutra, così definisce lo Yoga:
"Lo Yoga è il processo di pulizia della mente subconscia, allora il Testimone si siede nella sua vera forma e natura".
Lo Yoga stesso, lontano da approcci settari o religiosi, viene definito come un processo: un insieme di tecniche e modelli che, se applicate, conducono alla liberazione dalle nostre compulsioni e dall’identificazione con la nostra personalità.
Questi movimenti non cesseranno di esistere, ma divenendone “testimoni” cesseremo di esserne schiavi, quindi liberi di tornare ad identificarci con la nostra vera natura, quindi l’Essenza, in un processo di totale autorealizzazione.
Maharishi Patanjali, autore degli Yoga Sutra, fra i primi testi della millenaria tradizione Yoga. Rishikesh,India
Photo courtesy: Manoj Pal              http://www.flickr.com/photos/pin-2/5125833582/sizes/z/in/photostream/    
Il termine Yoga deriva dal verbo sanscrito 'yuj', da cui  l'italiano 'giogo', Il giogo è quello strumento che si utilizza per legare i cavalli all'aratro ed indurli ad esercitare la loro possente forza in una sola direzione ed ottenere quindi di arare il proprio campo.
Simbolicamente il carro/aratro viene preso a simbolo della mente umana, che se ben guidata, può arare il campo della conoscenza. La mente umana è condotta da cavalli forti (le facoltà dei sensi, le facoltà mentali, le passioni ) che, se lasciati liberi, se non 'aggiogati', disciplinati, disperdono le loro energie in tutte le direzioni. Aggiogare i buoi al carro = aggiogare la personalità istintuale presente nella natura umana, per riorientarli verso scopo e significati più alti.
Ecco che quindi che al termine yoga viene associato il significato di 'disciplina'.
Altro significato del verbo sanscrito Yuj, oltre il più intrinseco "aggiogare” è legato al verbo unire o unione in cui i fautori di questa disciplina si addestrano, in ambito psico-somatico, ad aggiogare mente e corpo per ottenere una perfetta unità operanti a livelli profondi.
Una terza proposta interpretativa, si ravvisa nella parola "fusione" che per lo Yoga rappresenta il livello coscienziale d'esperienza relativamente più avanzato che, di solito, segue la completa realizzazione dell'unione psico-fisica. 
 Cambia a questo punto la propria visione del mondo. Le parole amico, nemico o indifferente vengono sostituite da favorevole, sfavorevole o neutrale e, per conseguenza, si presenta nel praticante una più evidente stabilità emotiva. 
Le memorie, soprattutto attraverso la pratica della meditazione, vengono anch'esse riorganizzate e spogliate dall'aspetto emotivo. 
L'individuo può così incamminarsi verso un quarto stadio di realizzazione che lo porterà a cercare la gioia duratura e ciò che sta oltre l'ordinario, ovvero il trascendente. Lungo la via potrebbe sperimentare la suprema quiete, conoscere e riposare nella vera essenza del suo essere attraverso una continua meditazione sul vero sé.

Non è facile definire in modo esaustivo cosa è lo yoga a coloro che non praticano questa disciplina. Questa disciplina può essere compresa praticandola correttamente con un guida esperta.
                                Photo courtesy:Mark Murray              http://www.flickr.com/photos/murdog36/4866486574/  
Le motivazioni per cui si comincia a praticare Yoga sono diverse e personali, ma in ogni caso si ottiene un maggiore equilibrio fisico e mentale.
Infatti secondo i princìpi dello Yoga il concetto di “salute” non coincide esattamente con quella che è la salute fisica, ovvero l’assenza di malattie o disturbi, ma coinvolge anche gli aspetti mentali e quindi psichici e spirituali dell’individuo, comprendendone quindi anche gli atteggiamenti ed i comportamenti sociali.

C’è davvero la necessità di soffermarci un momento a riflettere, di dedicare un po’ di tempo e di energia a noi stessi ed alla nostra evoluzione psicofisica, per riacquistare quella latente capacità di comprendere e di analizzare noi stessi, evitando di rivolgere la nostra attenzione soltanto all’esterno ed agli aspetti solo materiali della vita.
Quasi tutti noi, anche senza accorgercene, presi come siamo dalla nostra frenetica attività (di natura soprattutto mentale), trasciniamo la nostra esistenza senza essere in sintonia con i nostri ritmi biologici ed ignorando quelli naturali. Gli effetti di questo disequilibrio sono i malesseri, le disfunzioni neurovegetative, l’ansia, l’insicurezza, le tensioni, che alla lunga possono provocare anche incidenti e malattie insieme ad una diffusa e generale infelicità.
Sicuramente esistono molte tecniche valide anche occidentali per combattere tutto ciò, ma poche possono vantare la millenaria tradizione dello Yoga e la sua completezza anche dal punto di vista spirituale.
                  Photo courtesy:Buonaventura’s & Carla’s        http://www.flickr.com/photos/buonaventura42/4155171948/sizes/z/in/photostream

In questo senso si può dire che lo Yoga non è una disciplina specificamente indiana, ma universale, in quanto scienza tramandata per migliorare le condizioni di vita dell’uomo, per procurargli salute, tranquillità e pace interiore a prescindere dalla sua razza o dimensione culturale. Lo Yoga è un patrimonio universale dell’umanità ed il fatto che i suoi antichissimi princìpi si siano tramandati in India anziché altrove è un problema storico, ma del tutto ininfluente dal punto di vista della validità di questa grande tradizione che appartiene a tutto il genere umano.


Fonti:
www.rajayoganewsletter.com 





sabato 19 novembre 2011

Jiddu Krishnamutri: poesia

Photo courtesy: FiaBaMaGica   http://www.flickr.com/photos/fiabamagica


Splendida poesia del Maestro Spirituale indiano, Jiddu Krishnamutri,che ci insegna ad osservare e ad ascoltare, senza pregiudizi o condizionamenti, il movimento della vita.


O amico,
la Verità non si lega.
Essa è come l’aria,
libera, sconfinata,
incalcolabile,
indistruttibile.
Essa non ha dimora,
non ha né tempio né altare;
essa non è di un Dio,
per quanto zelo dispieghino
i suoi fedeli.
Puoi dire da qual fior
l’ape raccolga il miele soave?

O amico,
lascia l’eresia agli eretici,
la religione agli ortodossi,
ma raccogli la Verità
dalla polvere della tua esperienza.

≈



sabato 29 ottobre 2011

INCONTRI KARMICI (PARTE II)


UN INCONTRO SCRITTO NEL DESTINO
L’incontro con un’anima amata è sempre predestinato. È scritto nel destino così come nelle stelle e non avviene mai per pura casualità. Ciò che è raro non è tanto l’incontro (come si potrebbe credere) quanto il riconoscimento reciproco e la capacità di vivere questa esperienza serenamente. Che cosa ci impedisce di riconoscerci? Noi stessi. Le nostre paure. E soprattutto ciò che di noi rifiutiamo. Ecco perché il viaggio alla ricerca dell’altro è soprattutto un viaggio alla ricerca di noi stessi, al recupero di quelle parti di noi meno amate che ci rendono difficile vivere pienamente una qualsiasi esperienza d’amore. Come dicono i coniugi Hendrix dal  libro “ Conscious loving”(“Amore consapevole”):

 “l’amore ha una forza potentissima. Se non sappiamo come usare questa forza, cadiamo facilmente vittima delle sue potentissime distorsioni dolorose. È la resistenza all’amore che causa problemi, non l’amore in sé. L’amore ha una luce fortissima e quando ci investe illumina anche le nostre parti oscure. Porta in superficie aspetti di noi che stiamo disperatamente cercando di tenere nascosti. Quando questi emergono nell’incontro e nel rapporto, spesso facciamo muro ed accusiamo l’altro e l’amore di essere causa dei nostri mali”.
Non c’è bisogno di credere al concetto di anime gemelle o compagne per lavorare su noi stessi: tutte le psicoterapie che aiutano l’individuo a relazionarsi con gli altri portano avanti gli identici concetti di accettazione amorevole di sé. Come sostiene la psicoterapia della Gestalt: “ Il paradosso del cambiamento è che per poter cambiare bisogna prima accettarsi per come si è”.
Se noi per primi rifiutiamo noi stessi, come possiamo pensare che gli altri ci accetteranno? In realtà, quei modi di essere (apparentemente) sbagliati stanno tentando di portare un equilibrio nella nostra vita; forse stanno lì per difenderci, o per renderci meno vulnerabili, o per farci funzionare bene nella società e, per quanto incredibile possa sembrare, stanno cercando di aiutarci.
Nel tentativo di colmare un nostro bisogno, vengono però attuate dinamiche che non sono quelle giuste e che spesso ci arrecano dolore o frustrazione impedendoci di dare e ricevere amore. Accettare quei modi di essere vuol dire, allora, porsi in ascolto di noi stessi ed entrare in contatto con il bisogno che ne è alla base. Ascoltandoci possiamo capire quale bisogno stiamo cercando di colmare e ci predisponiamo a trovare un modo nuovo per soddisfarlo. È importante allora ricordare che ogni atto d’ascolto è prima di tutto un atto d’amore. Soltanto imparando ad ascoltare noi stessi e a conoscerci possiamo veramente ascoltare l’altro e ri-conoscerlo. Ogni atto d’amore rivolto a noi stessi è un atto d’amore che facciamo all’altro. È qui che iniziamo ad incontrarlo prima ancora di averlo incontrato davvero.


                  Photo courtesy: London  Raquel    http://www.flickr.com/photos/rlurama/

L’INCONTRO IMPOSSIBILE


Non c’è dubbio: l’incontro con un’anima amata è sempre predestinato. L'anima, prima di incarnarsi, prevede il giorno e il luogo di tutti gli incontri importanti, ma lascia al proprio libero arbitrio come reagirà a quell'incontro e che cosa ne farà nella propria vita. E' questo il rapporto tra libero arbitrio e predestinazione.
 È scritto nel destino e non avviene mai per pura casualità. Ciò che è raro non è tanto l’incontro quanto il riconoscimento reciproco e la capacità di vivere questa esperienza serenamente. Che cosa ci impedisce di riconoscerci? Noi stessi. Le nostre paure. E soprattutto ciò che di noi rifiutiamo. Ecco perché il viaggio alla ricerca dell’altro è soprattutto un viaggio alla ricerca di noi stessi, al recupero di quelle parti di noi meno amate che ci rendono difficile vivere pienamente una qualsiasi esperienza d’amore.
Prendiamo in considerazione un tipo di sofferenza specifica: la sofferenza di chi ha un incontro d'amore fortissimo (quasi fatale), un contatto o in qualche modo sessuale o una breve relazione, e poi d'improvviso vede l'altro allontanarsi e rifiutare la relazione.
Questo tipo di incontro è sempre caratterizzato:
- da un iniziale forte impatto emotivo quasi istantaneo (le due persone hanno la sensazione di conoscersi da sempre): si può parlare di colpo di fulmine, o di amore a prima vista o di forte attrazione;
- da una forte reciprocità del sentire (non è mai uno solo che prova qualcosa)
- da una relazione: a volte sessuale, a volte quasi sessuale, altre volte solo emotiva
- da un brusco allontanamento dell'altro
- dalla disperazione (apparentemente senza motivo) di chi vede l'altro allontanarsi
- dalla non accettazione di chi vede l'altro allontanarsi ("se è quello che abbiamo vissuto era vero, perché sta finendo?")
- dai tentativi di riportare l'altro a sé
- dall'impossibilità di riportare l'altro a sé nelle modalità iniziali (l'altro forse è disposto ad accettare la nostra amicizia, ma si sottrae a una relazione d'amore o sessuale)
                 Photo courtsey: Felipe Daniel Ries/sxc.hu

Ma perché accadono incontri del genere e che significato hanno?
Naturalmente ogni generalizzazione è limitante, ma molto spesso (se non sempre) la lezione implicita in questi è quella del "lasciar andare".
Che cosa significa?
Come abbiamo detto l'anima, nel suo piano di vita, prevede gli incontri importanti. Sì, sono incontri "antichi" che ritornano e tanto più è forte il sentire iniziale, tanto più è certa l'origine antica della relazione. Si tratta sempre in questo caso di incontri karmici, intentendo per karmici incontri già avvenuti in una vita passata.
Ora il riconoscimento è quasi inevitabile: due anime si rincontrano dopo molto tempo, quasi sempre hanno già vissuto un sentimento d'amore reciproco (a volte è stato un amore vissuto altre volte un amore ostacolato) e ora provano un fortissimo sentimento immediato, quasi inspiegabile. In questa vita, però, qualcosa non funziona perfettamente: pur nel sentimento reciproco, l'altro fa marcia indietro, a un certo punto nega di aver mai sentito qualcosa di profondo, forse fugge; di certo, impedisce che la relazione abbia luogo.

Perché? 
Perché malgrado la predestinazione dell'incontro per entrambi, esiste un libero arbitrio e un programma di vita individuale. 
Io posso avere un incontro d'amore, ma sta al mio libero arbitrio, alla mia scelta del qui e ora viverlo oppure rifiutarlo. Ebbene, la sofferenza enorme di chi vede l'altro allontanarsi sta nella non-accettazione dell'altrui volere, nella non-accettazione del fatto che l'anima che un tempo abbiamo amato stia scegliendo in questa vita di non entrare in relazione con noi.

                    Photo courtsey: Bob Charlton Light collector    http://www.flickr.com/photos/whitebeard

Perchè l'anima si rifiuta?
Due sono (di solito) le possibilità:
1. l'anima dell'altro ha fatto un percorso di consapevolezza diversa durante le incarnazioni individuali e ora il suo modo d'amare non è in risonanza con il nostro. L'anima, infatti, entra in contatto con un'altra sempre per effetto di risonanza (secondo la legge della fisica quantistica per cui "il simile attrae il simile"): ora potrebbe essere che il vecchio sentimento faccia da calamita (è lo stesso), ma poiché il modo di amare attuale è diverso, pian piano l'effetto calamita scompare; 
oppure, l'effetto calamita è dato dalla nostra parte ombra, cioè da quella parte non ancora illuminata dall'amore che è molto simile a quella dell'altro. Anche in questo caso però l'effetto calamita presto scompare perché evidentemente uno dei due sta cercando (nella propria esistenza) di illuminare proprio quella parte ombra che gli impediva d'amare e ora sta facendo dei passi in avanti che lo stanno portando a un grado più alto di risonanza d'amore. Per dirla in due parole: una delle due anime sta imparando o ha imparato ad amare di più e la sua luce è troppo forte per essere sostenuta dalla parte in ombra dell'altro che non è ancora in grado di sostenere quel grado d'amore.
2.l'anima dell'altro ha fatto un programma di vita diverso per questa attuale incarnazione, in cui l'incontro con noi è previsto (vi è comunque una grande lezione), ma non prevede una relazione con noi

In entrambi i casi la lezione per noi è quella del lasciar andare: ovvero, lasciare che l'anima dell'altro vada dove più desidera, perché la lezione più grande d'amore è sempre quella di lasciare libero colui/colei che si ama. Tanto più cerchiamo di far restare l'altro al nostro fianco (anche al di là della sua propria volontà) tanto più il nostro amore è egoistico: il nostro amore non è rivolto all'altro, ma al nostro stesso ego, alla nostra soddisfazione e non a uno scambio profondo che ci alimenta.
La legge del lasciar andare non dice che lasciando andare l'altro, questi se ne andrà: dice piuttosto che "lasciando l'altro libero di andare, questi potrà scegliere che direzione prendere e nulla gli impedisce di tornare verso di noi con una consapevolezza diversa". Anche perché, a livello di anima, noi siamo sempre uniti.
Il trattenere l'altro è, però, un non-amore: è per questo che spesso l'anima che sceglie un percorso di consapevolezza d'amore prima o poi incappa in questa prova così dolorosa. Non solo. L'ostinarsi a volere un amore impossibile (o divenuto tale) crea una sofferenza fortissima: non è l'amore impossibile che crea sofferenza, ma il nostro restarvi attaccati.
                    Photo courtesy: Bigbrowneyez             http://www.flickr.com/photos/bigbrowneyez/


ANIME RIUNITE PER UN COMPITO D’AMORE

Cosa succede quando due anime si riuniscono e realizzano il proprio amore? La risposta è quasi sempre la stessa: finiscono molto spesso per condividere un “compito d’amore” proiettato al di là della propria individualità e che si espande su tutti gli esseri umani.
In altre parole, l’esperienza dell’amore totale che avviene tra due anime non è mai frutto del caso: prima di riconoscere l’altro, l’anima ha percorso un lungo cammino in cui si è riconosciuta, imparando ad amare se stessa; ha confrontato le proprie paure, le proprie debolezze e ha imparato ad accogliersi e a nutrirsi come una madre farebbe con il proprio bambino. In questo contatto di amore profondo con se stessa, l’anima ha aperto le porte a un tipo di amore condivisibile solo con chi ha raggiunto un’identica consapevolezza e un identico senso d’amore per sé e per gli altri. Se due anime sono in grado di fare esperienza l’una dell’altra è perché hanno lavorato individualmente e con la stessa intensità verso la conoscenza e la sperimentazione dell’amore: quando il loro amore si fonde, dà vita a un amore più grande che si manifesta intorno coinvolgendo il mondo circostante.
                 Photo courtesy: Shunkoba    http://www.flickr.com/photos/shunkoba/

Fonti: Ekidiluce





sabato 15 ottobre 2011

INCONTRI KARMICI (PARTE I)


Photo courtesy: Boston Bill    http://www.flickr.com/photos/8533266@N04

Nelle diverse vite noi incontriamo i nostri vecchi amici e nemici, quegli stessi con cui all’inizio dei tempi abbiamo deciso di condividere il nostro soggiorno sulla terra. Questi “compagni di viaggio” ci aiutano nell’evoluzione ed è attraverso  loro che abbiamo la possibilità di apprendere le lezioni più importanti.
La differenza tra anime gemelle e anime compagne è in realtà difficilissima da definire: alcune scuole di pensiero sostengono che queste ultime -al contrario delle anime gemelle- si ritrovino per svolgere determinati compiti terreni necessari all’evoluzione e che, a questo fine, si aiutino a vicenda. Le anime gemelle, invece, condividerebbero un ideale molto più metafisico e spirituale. Attendibili correnti spirituali  sostengono che l’anima non ha alcuna polarità femminile o maschile precostruita, poiché il mondo ultraterreno da cui proviene ha come suo principio l’unità indissolubile: la polarità femminile e maschile è frutto del piano terreno (il piano della dualità) e l’anima sceglie di immergersi in questo principio dualistico solo per fare esperienza sulla Terra. In realtà, l’anima conterrebbe in sé entrambi i principi, e scopo terreno di ciascun essere umano sarebbe quello di realizzare ciò che gli alchimisti chiamavano “matrimonio alchemico”: la perfetta fusione interiore del principio maschile e femminile. Non esisterebbe, allora, una perfetta anima gemella per ciascuno di noi, ma molteplici e amatissime anime compagne con cui procedere lungo il difficile cammino terreno e con le quali condividere gioie e dolori dell’essere umani.
Photo courtesy: Maxmaria    http://www.flickr.com/photos/maxmaria

AMORI CONTRASTATI
È luogo comune credere che l’incontro tra anime sia sempre caratterizzato da armonia immediata e da sensazioni celestiali. Nella realtà sembrerebbe non essere così. O, almeno, non sempre. E le ragioni sono diverse.
Per prima cosa, lo stato di confusione in cui viviamo ci impedisce di percepire sensazioni che hanno luogo a un livello sottilissimo: chi entra a contatto con un’anima (già) amata sente sempre nei suoi confronti un senso profondissimo e quasi commovente d’amore, ma raramente ne è cosciente.
Troppo preso da immagini e pensieri mentali un po’ più terra terra, il nostro io non riesce a sintonizzarsi su vibrazioni d’amore così pure: è come se chiedessimo al nostro orecchio di percepire una delicatissima musica nel mezzo di un frastuono da discoteca . Come potrebbe? E così, la sensazione c’è, ma viene perduta. Inoltre c’è un motivo più profondo: l’incontro tra anime presuppone sempre l’apprendimento di una grande lezione d’amore. E questo raramente avviene senza dolore, poiché il nostro vecchio io fa resistenza e non vuole imparare.
L’anima gemella (o compagna che sia) ha il primario compito di riportare noi a noi stessi attraverso prove e confronti che da tempo cerchiamo di evitare. Se si perde la strada, arrivare alla meta diventa più lungo e difficile: la nostra anima gemella è lì per indicarci il cammino, ma soprattutto per mostrarci dove abbiamo preso un sentiero sbagliato. Poiché l’anima sa (e sa sempre!), quando due anime amate si incontrano, entrambi hanno consapevolezza che il loro avvicinarsi porterà alla luce ferite nascoste e spesso dolorosissime che hanno bisogno di essere curate. Quindi, al contrario di quel che si pensa, la reazione dell’io potrebbe essere non solo quella di voler fuggire di fronte a una così grande prova, ma di fare resistenza anche per un lungo periodo dell’esistenza condivisa insieme.
Moltissimi e profondi amori tra anime sono contrastati e difficili: entrambi stanno re-imparando ad amare e questo, come spesso accade, implica la messa in discussione totale della propria vita e del proprio essere, anche a costo di sconvolgere totalmente l’apparente tranquillità finora vissuta. Quando però le due anime entrano in risonanza, l’amore e il rapporto che si sviluppa tra di loro è al di là delle parole: chi lo ha vissuto, sostiene di aver provato un senso di fusione e di amore così assoluti da non essere paragonabile a nulla di terreno.
Photo Coutesy: Denise Mayumi http://www.flickr.com/photos/denise_mayumi
LE RELAZIONI KARMICHE
C’è infine un’ultima tipologia di relazioni tra anime: quella che avviene tra anime che hanno un karma da bilanciare. Secondo la legge del karma, ogni azione “negativa” compiuta nei confronti di altri esseri umani ha bisogno di venire in qualche modo saldata in una vita successiva. Così, le anime che hanno un conto in sospeso, finiscono prima o poi per ritrovarsi insieme. In questo caso non si sono necessariamente accompagnate e amate anche in molte altre vite precedenti (a volte ne basta una sola): si ritrovano e tra di loro può nascere una storia d’amore che ha come fine il saldo di un antico debito. Questo tipo di relazione è molto comune e si riconosce perché, una volta conclusasi la storia, del sentimento originario non resta un granché.
Si tratta spesso di storie che apportano un certo grado di sofferenza, poiché il dolore inflitto da un’anima in un tempo lontano viene da questa subito nella vita attuale. Non si tratta di una punizione, come potrebbe sembrare, ma di una dura scuola di apprendimento: soltanto provando quello stesso dolore, l’anima prende coscienza di ciò che significhi soffrire e, quindi, di quanto crudele sia arrecare sofferenza. E questa, come ogni altra lezione, può essere appresa o rifiutata: le relazioni karmiche (come tutte le relazioni importanti) non ci insegnano qualcosa, ma ci danno semplicemente l’opportunità di apprendere. Sappiamo bene che la sofferenza può renderci più duri o più compassionevoli: come e se apprenderemo la lezione starà a noi. Se l’anima si rifiuta di imparare, verrà rimandata ad altro esame: ancora una volta, l’affrontarlo sarà inevitabile; il suo esito, invece, sarà nelle nostre mani.
Photo courtesy:   Margan Zajdowicz/ sxc.hu
Fonti:  Ekidiluce