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Photo courtesy: FiaBaMaGica http://www.flickr.com/photos/fiabamagica
Splendida poesia del Maestro Spirituale indiano, Jiddu Krishnamutri,che ci insegna ad
osservare e ad ascoltare, senza pregiudizi o condizionamenti, il movimento
della vita.
O
amico,
la
Verità non si lega.
Essa è
come l’aria,
libera,
sconfinata,
incalcolabile,
indistruttibile.
Essa
non ha dimora,
non ha
né tempio né altare;
essa
non è di un Dio,
per
quanto zelo dispieghino
i suoi
fedeli.
Puoi
dire da qual fior
l’ape
raccolga il miele soave?
O
amico,
lascia
l’eresia agli eretici,
la
religione agli ortodossi,
ma
raccogli la Verità
dalla
polvere della tua esperienza.
≈
|
sabato 19 novembre 2011
Jiddu Krishnamutri: poesia
venerdì 11 novembre 2011
POPPY SEED CAKE
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Photo courtesy: Bish http://www.flickr.com/photos/-bish
In Canada , l’11 novembre si festeggia il Remembrance Day, giornata in cui si commemorano
i soldati canadesi delle Forze armate. È
conosciuta anche come Poppy Day. Infatti, il papavero (poppy) è l’emblema di
questa giornata.
Questi fiori sbocciano nei campi di Flanders dove migliaia
di soldati persero la vita durante la Prima Guerra Mondiale. Il papavero simboleggia, con la sua corolla color rosso-
sanguigno, il sangue versato in quel luogo.
Molto conosciuta è lil poema scritto John McCrae (nato a Guelph, Ontario) “In Flanders Field”.
Per questo onoriamo questa giornata con un dolce ai semi di
papavero.
LEMON POPPY SEED
CAKE
Torta ai
semi di papavero
Ingredienti:
300 g farina
1 bustina
lievito per dolci in polvere
½ cucchiaino
sale
125 g burro
a temperatura ambiente
220 g
zucchero
2 uova
1 bustina vanillina
220 g
zucchero
100 ml
latticello*
1 cucchiaino
essenza di limone
2 cucchiaino
scorza di limone grattugiato (2 limoni)
15 g semi di
papavero ( 2 cucchiai)
Sciroppo al
limone:
125 g
zucchero
75 ml succo
di limone
Setacciate la farina, il lievito, la vanillina, il sale. Unite i semi
di papavero, mescolate e mettete da parte.
In una grande terrina lavorate il burro affinchè morbido e cremoso.
Aggiungete lo zucchero e continuate a mescolare vigorosamente. Incorporate le
uova, uno per volta e mescolate bene dopo ogni uovo. Unite la scorza
grattugiata e l’essenza di limone e mescolate.
Incorporate gli ingredienti
asciutti precedentemente setacciati alternandoli con il latticello. Iniziate e
terminate con gli ingredienti asciutti. Amalgamte bene e versate l’impasto in
una teglia rettangolare 20x10x7cm leggermente unta o foderata con carta da forno. Cuocete in
forno pre-riscaldato a 180° nella parte centrale del forno per 25 minuti ; poi abbassate la temperatura a 160° e cuocete per altri 10 minuti o
affinchè inserendo uno stuzzicadenti al centro ne uscirà pulito.
Preparate lo sciroppo al limone. Mettete lo zucchero ed
il succo di limone in una casseruola. Mescolate e portate sul fuoco a fiamma
bassa. Sempre mescolando fate sciogliere
bene lo zucchero . Portate al punto di ebollizione. Rimuovete dalla fiamma.
Sfornate la torta e bucherellate la superficie con uno stuzzicadenti. Con un pennello da
cuicna spalmate lo sciroppo tiepido.
Pennellate tanto quanto sciroppo viene assorbito . Dopo 10 minuti rimuovete il dolce dalla teglia e trasferitela su una gratella per
dolci e spennellate i lati della torta con lo sciroppo.
Fate raffreddare. È consigliabile lasciar riposare la torta per almeno
12 ore per permettere l’assorbimento dello sciroppo di limone all’interno della
torta.
È gustossisima!
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Servifizio fotografico:Stefano Vensi
lunedì 7 novembre 2011
CHOCOLATE CHIP MUFFINS
Per
cominciare meglio questa settimana fredda mettiamo in forno i CHOCOLATE CHIP
MUFFINS, soffici dolcetti con gocce di cioccolato fondente, estremamente facili
e veloci da realizzare e da divorare in un solo boccone!
Sono
ideali per la colazione perché danno energia senza appesantire.
Mi
raccomando, nella preparazione dei muffins non bisogna mescolare troppo.
L'"overmixing" aumenta il glutine della farina e rende i muffins duri
e compatti. Il composto deve risultare granuloso, anche con qualche traccia di
farina. La regola consiglia 12 giri di spatola, giusto per amalgamare
leggermente tutti gli ingredienti. Si versa subito l’impasto negli appositi
stampini e si passa immediatamente in forno. Bake and enjoy!
Muffins alle gocce di cioccolato
Ingredienti: 12 muffins
300 g farina
130 g zucchero
1 bustina lievito in polvere per dolci
½ cucchiaino sale
1 bustina vanillina
1 uovo
100 ml olio di girasole
200 ml latte
90 g gocce di cioccolato
In una ciotola setacciate la
farina, lo zucchero, la vanillina, il sale, il lievito; mescolate
e mettete da parte.
In una terrina sbattete
leggermente l’uovo ed aggiungete, sempre mescolando l’olio ed il latte.
Incorporate velocemente il composto secco e le gocce di cioccolato a quello
liquido. NON amalgamate troppo. L’impasto dovrà essere granuloso.
Distribuite l'impasto negli
incavi dello stampo per muffin, leggermente unto, o nei pirottini per ¾ della loro capacità. Cuocete in forno a 180°
per 20 minuti o finchè saranno leggermente dorati e ben gonfi. Rimuovete dal
forno e aspettate 5 minuti prima di sformare i muffins dallo stampo.
servizio fotografico:Stefano Vensi
lunedì 31 ottobre 2011
CANDY APPLES
La notte tra il 31 ottobre ed il 1° novembre si festeggia Halloween, la vigilia della festa di
Ognissanti. Infatti “Halloween” deriva dalla parola medievale britannica, poi
contratta, “All Hallows’ Eve” che
significa appunto la viglia di tutti i santi. È una festa d’origine celtica,
nata circa 2,000 anni fa. I Celtici credevano che in questo giorno gli spiriti
malvagi dei morti tornassero tra i vivi e, per spaventarli,si vestivano da streghe, fantasmi, scheletri,
zombi, ecc.
È usanza che i bambini, travestiti da streghe, fantasmi e
scheletri, bussino alle porte dei vicini esclamando: “trick-or-treat!” (dolcetto
o scherzetto, cioè o mi dai qualcosa o ti faccio uno scherzetto). Per
allontanare la sfortuna, inoltre, bisogna bussare a 13 porte diverse!
Fu la massiccia immigrazione degli irlandesi e degli scozzesi
a portare la tradizione di Halloween in Canada.
CANDY APPLES
Mele
caramellate
Ingredienti:
8 mele
460 g
zucchero
140 ml light
corn syrup*
190 ml acqua
¼ cucchiaino
cannella in polvere
1 cucchiaino estratto di vaniglia
¾ cucchiaino
colorante alimentare rosso (optional)
Sistemate la base su cui
sistemerete le mele caramellate. Foderate un vasoio con carta d’allumnio
precedente imburrato.
Pulite le mele con acqua calda e sapone
per piatti (per togliere la patina cerata che danno alle mele commercializzate).
Togliete il picciolo ed inserite bastoncini lunghi per circa 1-2 cm al centro
della calotta della mela ed metettele in frigo.
Preparate il caramello. Mettete
in una casseruola lo zucchero, l’acqua, il corn syrup, la cannella e la vaniglia. Mescolate e portate su fiamma
medio-alta continuando a mescolare per dissolvere
lo zucchero. Tenete vicino un bicchiere d’acqua calda con un pennello per
ungere i lati della pentola durante la cottura, così che il caramello non tenderà
alla cristillizazione. Ogni tanto spazzolate con l’acqua i lati della pentola
nei primi 20 minuti di cottura. Quando il composto inizia a bollire abbassate
a fiamma medio-bassa e NON MESCOLATE più.
Fate bollire per circa 25 minuti affinche la temperatura raggiunga 140°. Aggiungete
il colorante alimentare e mescolate velocemente. Immergete per pochi secondi la
pentola in acqua fredda per fermare l’ebollizione. Togliete dall’acqua fredda
ed aspettate che scompaiano le bolliccine, circa 3 minuti. Inclinate
leggermente la pentola ed immergete le mele facendo un movimento rotatorio per coprire la superficie con lo sciroppo
e disponetele sul vasoio. Procedete in modo spedito.
Lasciate raffreddare le mele
caramellate a temperatura ambiente. Se l’ambiente è molto umido ponetele in
frigo. Conservate in frigo .
HAPPY HALLOWEEN !!!
*potete fare il "corn syrup" in casa: visionate barra menù “Ingredienti produrli e sostituirli” alla homepage
servizio fotografico: Stefano Vensi
sabato 29 ottobre 2011
INCONTRI KARMICI (PARTE II)
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Photo courtesy: F.A. Eker http://www.flickr.com/photos/glockenblume
UN INCONTRO SCRITTO NEL DESTINO
L’incontro con un’anima amata è sempre predestinato. È scritto nel destino così
come nelle stelle e non avviene mai per pura casualità. Ciò che è raro non è
tanto l’incontro (come si potrebbe credere) quanto il riconoscimento reciproco
e la capacità di vivere questa esperienza serenamente. Che cosa ci impedisce di
riconoscerci? Noi stessi. Le nostre paure. E soprattutto ciò che di noi
rifiutiamo. Ecco perché il viaggio alla ricerca dell’altro è soprattutto un
viaggio alla ricerca di noi stessi, al recupero di quelle parti di noi meno
amate che ci rendono difficile vivere pienamente una qualsiasi esperienza
d’amore.
Come dicono i coniugi Hendrix dal libro
“ Conscious loving”(“Amore consapevole”):
Non c’è bisogno di
credere al concetto di anime gemelle o compagne per lavorare su noi stessi:
tutte le psicoterapie che aiutano l’individuo a relazionarsi con gli altri
portano avanti gli identici concetti di accettazione amorevole di sé. Come
sostiene la psicoterapia della Gestalt: “ Il paradosso del cambiamento è che
per poter cambiare bisogna prima accettarsi per come si è”.
Se noi per primi rifiutiamo noi stessi, come possiamo pensare che gli altri ci
accetteranno? In realtà, quei modi di essere (apparentemente) sbagliati stanno
tentando di portare un equilibrio nella nostra vita; forse stanno lì per
difenderci, o per renderci meno vulnerabili, o per farci funzionare bene nella
società e, per quanto incredibile possa sembrare, stanno cercando di aiutarci.
Nel tentativo di colmare un nostro bisogno, vengono però attuate dinamiche che
non sono quelle giuste e che spesso ci arrecano dolore o frustrazione
impedendoci di dare e ricevere amore. Accettare quei modi di essere vuol dire,
allora, porsi in ascolto di noi stessi ed entrare in contatto con il bisogno
che ne è alla base. Ascoltandoci possiamo capire quale bisogno stiamo cercando
di colmare e ci predisponiamo a trovare un modo nuovo per soddisfarlo. È
importante allora ricordare che ogni atto d’ascolto è prima di tutto un atto
d’amore. Soltanto imparando ad ascoltare noi stessi e a conoscerci possiamo
veramente ascoltare l’altro e ri-conoscerlo. Ogni atto d’amore rivolto a noi
stessi è un atto d’amore che facciamo all’altro. È qui che iniziamo ad
incontrarlo prima ancora di averlo incontrato davvero.
Photo courtesy: London Raquel http://www.flickr.com/photos/rlurama/
L’INCONTRO
IMPOSSIBILE
Perché?
ANIME
RIUNITE PER UN COMPITO D’AMORE
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domenica 23 ottobre 2011
PEANUT BUTTER COOKIES
Per chi ama le noccioline americane,
ecco i PEANUT BUTTER COOKIES, riconoscibili dal loro disegno simile ad una griglia. Questi biscotti sono facili
da realizzare, ma sono soprattutto buonissimi!
Si dice che la
“peanut butter” sia stata inventata nel 1884 da un Canadese, Marcellus Gilmore
Edson, del Quebec. In realtà furono gli Incas i primi ad adoperare la “pasta di
arachidi” come un burro da spalmare.
PEANUT BUTTER
COOKIES
Biscotti alla pasta d’arachidi
Ingredienti: circa 50 biscotti
50 g burro
150 g zucchero di canna
120 g zucchero
225 g pasta di arachidi*
1 uovo
1 bustina vanillina
2 cucchiai latte
210 g farina bianca
¾ cucchiaio bicarbonato di sodio
100 g arachidi (a piacere)
In una terrina lavorate il burro
a pezzetti con i due tipi di zucchero finchè l'impasto risulterà cremoso.
Aggiungetevi, sempre mescolando, la pasta di arachidi. Quando il composto sarà
omogeneo, incorporate l’uovo, la vanillina, il latte e mescolate bene.
Aggiungete la farina, il sale ed
il bicarbonato di sodio. Infine unite le arachidi ed amalgamate bene il tutto.
Formate delle piccole palline e
disponetele ad una distanza di 4 cm l'una dall'altra su una placca da forno
leggermente unta. Con i rebbi di una forchetta infarinata, schiacciate
leggermente le palline creando un motivo incrociato sulla superficie. Infornate i biscotti a 180° per
circa 18-20 minuti finchè saranno leggermente dorati e morbidi al tatto. Poi
trasferiteli su una gratella a raffreddare.
*potete fare la "peanut butter" in casa: sana,
veloce e buonissima (visionate barra menù “Ingredienti produrli e sostituirli”
alla homepage)
servizio fotografico:Stefano Vensi
sabato 15 ottobre 2011
INCONTRI KARMICI (PARTE I)
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Photo courtesy: Boston
Bill http://www.flickr.com/photos/8533266@N04
|
Nelle
diverse vite noi incontriamo i nostri vecchi amici e nemici, quegli stessi con
cui all’inizio dei tempi abbiamo deciso di condividere il nostro soggiorno
sulla terra. Questi “compagni di viaggio” ci aiutano nell’evoluzione ed è
attraverso loro che abbiamo la
possibilità di apprendere le lezioni più importanti.
La differenza tra anime gemelle e anime compagne è in realtà difficilissima da definire: alcune scuole di pensiero sostengono che queste ultime -al contrario delle anime gemelle- si ritrovino per svolgere determinati compiti terreni necessari all’evoluzione e che, a questo fine, si aiutino a vicenda. Le anime gemelle, invece, condividerebbero un ideale molto più metafisico e spirituale. Attendibili correnti spirituali sostengono che l’anima non ha alcuna polarità femminile o maschile precostruita, poiché il mondo ultraterreno da cui proviene ha come suo principio l’unità indissolubile: la polarità femminile e maschile è frutto del piano terreno (il piano della dualità) e l’anima sceglie di immergersi in questo principio dualistico solo per fare esperienza sulla Terra. In realtà, l’anima conterrebbe in sé entrambi i principi, e scopo terreno di ciascun essere umano sarebbe quello di realizzare ciò che gli alchimisti chiamavano “matrimonio alchemico”: la perfetta fusione interiore del principio maschile e femminile. Non esisterebbe, allora, una perfetta anima gemella per ciascuno di noi, ma molteplici e amatissime anime compagne con cui procedere lungo il difficile cammino terreno e con le quali condividere gioie e dolori dell’essere umani.
La differenza tra anime gemelle e anime compagne è in realtà difficilissima da definire: alcune scuole di pensiero sostengono che queste ultime -al contrario delle anime gemelle- si ritrovino per svolgere determinati compiti terreni necessari all’evoluzione e che, a questo fine, si aiutino a vicenda. Le anime gemelle, invece, condividerebbero un ideale molto più metafisico e spirituale. Attendibili correnti spirituali sostengono che l’anima non ha alcuna polarità femminile o maschile precostruita, poiché il mondo ultraterreno da cui proviene ha come suo principio l’unità indissolubile: la polarità femminile e maschile è frutto del piano terreno (il piano della dualità) e l’anima sceglie di immergersi in questo principio dualistico solo per fare esperienza sulla Terra. In realtà, l’anima conterrebbe in sé entrambi i principi, e scopo terreno di ciascun essere umano sarebbe quello di realizzare ciò che gli alchimisti chiamavano “matrimonio alchemico”: la perfetta fusione interiore del principio maschile e femminile. Non esisterebbe, allora, una perfetta anima gemella per ciascuno di noi, ma molteplici e amatissime anime compagne con cui procedere lungo il difficile cammino terreno e con le quali condividere gioie e dolori dell’essere umani.
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Photo courtesy: Maxmaria http://www.flickr.com/photos/maxmaria
AMORI
CONTRASTATI
È luogo comune credere che l’incontro tra anime sia sempre caratterizzato da
armonia immediata e da sensazioni celestiali. Nella realtà sembrerebbe non
essere così. O, almeno, non sempre. E le ragioni sono diverse.
|
Per prima cosa, lo stato di confusione in cui viviamo ci impedisce di percepire
sensazioni che hanno luogo a un livello sottilissimo: chi entra a contatto con
un’anima (già) amata sente sempre nei suoi confronti un senso profondissimo e
quasi commovente d’amore, ma raramente ne è cosciente.
Troppo preso da immagini e pensieri mentali un po’ più terra terra, il nostro io non riesce a sintonizzarsi su vibrazioni d’amore così pure: è come se chiedessimo al nostro orecchio di percepire una delicatissima musica nel mezzo di un frastuono da discoteca . Come potrebbe? E così, la sensazione c’è, ma viene perduta. Inoltre c’è un motivo più profondo: l’incontro tra anime presuppone sempre l’apprendimento di una grande lezione d’amore. E questo raramente avviene senza dolore, poiché il nostro vecchio io fa resistenza e non vuole imparare.
L’anima gemella (o compagna che sia) ha il primario compito di riportare noi a noi stessi attraverso prove e confronti che da tempo cerchiamo di evitare. Se si perde la strada, arrivare alla meta diventa più lungo e difficile: la nostra anima gemella è lì per indicarci il cammino, ma soprattutto per mostrarci dove abbiamo preso un sentiero sbagliato. Poiché l’anima sa (e sa sempre!), quando due anime amate si incontrano, entrambi hanno consapevolezza che il loro avvicinarsi porterà alla luce ferite nascoste e spesso dolorosissime che hanno bisogno di essere curate. Quindi, al contrario di quel che si pensa, la reazione dell’io potrebbe essere non solo quella di voler fuggire di fronte a una così grande prova, ma di fare resistenza anche per un lungo periodo dell’esistenza condivisa insieme.
Moltissimi e profondi amori tra anime sono contrastati e difficili: entrambi stanno re-imparando ad amare e questo, come spesso accade, implica la messa in discussione totale della propria vita e del proprio essere, anche a costo di sconvolgere totalmente l’apparente tranquillità finora vissuta. Quando però le due anime entrano in risonanza, l’amore e il rapporto che si sviluppa tra di loro è al di là delle parole: chi lo ha vissuto, sostiene di aver provato un senso di fusione e di amore così assoluti da non essere paragonabile a nulla di terreno.
Troppo preso da immagini e pensieri mentali un po’ più terra terra, il nostro io non riesce a sintonizzarsi su vibrazioni d’amore così pure: è come se chiedessimo al nostro orecchio di percepire una delicatissima musica nel mezzo di un frastuono da discoteca . Come potrebbe? E così, la sensazione c’è, ma viene perduta. Inoltre c’è un motivo più profondo: l’incontro tra anime presuppone sempre l’apprendimento di una grande lezione d’amore. E questo raramente avviene senza dolore, poiché il nostro vecchio io fa resistenza e non vuole imparare.
L’anima gemella (o compagna che sia) ha il primario compito di riportare noi a noi stessi attraverso prove e confronti che da tempo cerchiamo di evitare. Se si perde la strada, arrivare alla meta diventa più lungo e difficile: la nostra anima gemella è lì per indicarci il cammino, ma soprattutto per mostrarci dove abbiamo preso un sentiero sbagliato. Poiché l’anima sa (e sa sempre!), quando due anime amate si incontrano, entrambi hanno consapevolezza che il loro avvicinarsi porterà alla luce ferite nascoste e spesso dolorosissime che hanno bisogno di essere curate. Quindi, al contrario di quel che si pensa, la reazione dell’io potrebbe essere non solo quella di voler fuggire di fronte a una così grande prova, ma di fare resistenza anche per un lungo periodo dell’esistenza condivisa insieme.
Moltissimi e profondi amori tra anime sono contrastati e difficili: entrambi stanno re-imparando ad amare e questo, come spesso accade, implica la messa in discussione totale della propria vita e del proprio essere, anche a costo di sconvolgere totalmente l’apparente tranquillità finora vissuta. Quando però le due anime entrano in risonanza, l’amore e il rapporto che si sviluppa tra di loro è al di là delle parole: chi lo ha vissuto, sostiene di aver provato un senso di fusione e di amore così assoluti da non essere paragonabile a nulla di terreno.
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Photo Coutesy: Denise Mayumi http://www.flickr.com/photos/denise_mayumi
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LE
RELAZIONI KARMICHE
C’è infine un’ultima tipologia di relazioni tra anime: quella che avviene tra anime che hanno un karma da bilanciare. Secondo la legge del karma, ogni azione “negativa” compiuta nei confronti di altri esseri umani ha bisogno di venire in qualche modo saldata in una vita successiva. Così, le anime che hanno un conto in sospeso, finiscono prima o poi per ritrovarsi insieme. In questo caso non si sono necessariamente accompagnate e amate anche in molte altre vite precedenti (a volte ne basta una sola): si ritrovano e tra di loro può nascere una storia d’amore che ha come fine il saldo di un antico debito. Questo tipo di relazione è molto comune e si riconosce perché, una volta conclusasi la storia, del sentimento originario non resta un granché.
Si tratta spesso di storie che apportano un certo grado di sofferenza, poiché il dolore inflitto da un’anima in un tempo lontano viene da questa subito nella vita attuale. Non si tratta di una punizione, come potrebbe sembrare, ma di una dura scuola di apprendimento: soltanto provando quello stesso dolore, l’anima prende coscienza di ciò che significhi soffrire e, quindi, di quanto crudele sia arrecare sofferenza. E questa, come ogni altra lezione, può essere appresa o rifiutata: le relazioni karmiche (come tutte le relazioni importanti) non ci insegnano qualcosa, ma ci danno semplicemente l’opportunità di apprendere. Sappiamo bene che la sofferenza può renderci più duri o più compassionevoli: come e se apprenderemo la lezione starà a noi. Se l’anima si rifiuta di imparare, verrà rimandata ad altro esame: ancora una volta, l’affrontarlo sarà inevitabile; il suo esito, invece, sarà nelle nostre mani.
C’è infine un’ultima tipologia di relazioni tra anime: quella che avviene tra anime che hanno un karma da bilanciare. Secondo la legge del karma, ogni azione “negativa” compiuta nei confronti di altri esseri umani ha bisogno di venire in qualche modo saldata in una vita successiva. Così, le anime che hanno un conto in sospeso, finiscono prima o poi per ritrovarsi insieme. In questo caso non si sono necessariamente accompagnate e amate anche in molte altre vite precedenti (a volte ne basta una sola): si ritrovano e tra di loro può nascere una storia d’amore che ha come fine il saldo di un antico debito. Questo tipo di relazione è molto comune e si riconosce perché, una volta conclusasi la storia, del sentimento originario non resta un granché.
Si tratta spesso di storie che apportano un certo grado di sofferenza, poiché il dolore inflitto da un’anima in un tempo lontano viene da questa subito nella vita attuale. Non si tratta di una punizione, come potrebbe sembrare, ma di una dura scuola di apprendimento: soltanto provando quello stesso dolore, l’anima prende coscienza di ciò che significhi soffrire e, quindi, di quanto crudele sia arrecare sofferenza. E questa, come ogni altra lezione, può essere appresa o rifiutata: le relazioni karmiche (come tutte le relazioni importanti) non ci insegnano qualcosa, ma ci danno semplicemente l’opportunità di apprendere. Sappiamo bene che la sofferenza può renderci più duri o più compassionevoli: come e se apprenderemo la lezione starà a noi. Se l’anima si rifiuta di imparare, verrà rimandata ad altro esame: ancora una volta, l’affrontarlo sarà inevitabile; il suo esito, invece, sarà nelle nostre mani.
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| Photo courtesy: Margan Zajdowicz/ sxc.hu |
Fonti: Ekidiluce
lunedì 10 ottobre 2011
PUMPKIN PIE
Oggi,
il secondo lunedì del mese di ottobre si celebra “Thanksgiving Day”, il giorno
del Ringraziamento. Yes, è una giornata per “giving thanks” ossia per rendere
un “ringraziamento”!
I
canadesi celebrano questa festa ufficialmente
dal 1957. In realtà le sue origini risalgono ai tempi dei nativi indiani che
ringraziavano per la generosità della stagione dei raccolti che terminava a fine
autunno. Divenne poi consuetudine anche degli esploratori europei ringraziare per una buona sorte o
semplicemente per avere superato delle difficoltà.
Simbolo
di questo giorno è il “Horn of Plenty”, (corno d’abbondanza), rappresentato da
una corno stracolmo di verdure e frutta
di stagione. Altri simboli sono la zucca, il mais e le noci.
Per
i canadesi è una giornata non lavorativa
e si approfitta per fare un lungo weekend.
È
abitudine comune ritrovarsi da parenti ed amici vicini e lontani: una vera e
propria festa! Un pasto speciale è d’obbligo e sulle tavole non manca mai un enorme tacchino arrosto e la crostata di zucca!!
PUMPKIN PIE
Crostata alla zucca
Ingredienti: diametro cm. 20
Pasta frolla:
300 g farina
90 g burro a pezzetti
100 g zucchero
scorza grattugiata di 1 limone
1 bustina vanillina
1 uovo + 1 tuorlo
2-3 cucchiai acqua ghiacciata
Ripieno:
480 g purè di zucca gialla
1 uovo intero
130 g zucchero di canna
3 cucchiai panna liquida
1 tuorlo
1 cucchiaino cannella in polvere
1 cucchiaino zenzero in polvere
½ cucchiaino chiodi di garofano in polvere
½ cucchiaino di noce moscata in polvere
½ cucchiaino sale
Guarnizione:
panna montata
Dapprima
fate il pureè di zucca pulendo e tagliando a fette grosse la zucca. Poi avvolgete
ogni fetta nel foglio d’alluminio e disponete sulla placca da forno. Infornate
a 165° per circa un’ora o affinchè la polpa risulterà tenera. Togliete dal
forno e rimuovete l’alluminio. Fate raffreddare. Poi pelate e ponete in un
robot da cucina e frullate sino ad ottenere un composto cremoso. (Si possono
surgelare le porzioni sino a 3 mesi).
Tagliate
il burro con la farina usando due coltelli o con una mezzaluna (potete anche usare
il robot da cucina) finchè l’impasto risulterà granuloso. Fate un pozzetto al
centro ed incorporatevi lo zucchero, la scorza di limone grattugiata, la
vanillina, l’uovo intero ed il tuorlo. Aggiungete
l’acqua ed impastate velocemente per
circa 3 minuti. L'impasto deve essere liscio ma non elastico. Formate una palla
e fatela risposare in frigorifero 30 minuti, avvolta con la pellicola
trasparente.
Poi
con il mattarello stendete la pasta in una sfoglia e disponetela in una teglia
per crostate, leggermente imburrata.* Rifilate i bordi e rifinite con le dita
gli orli. Mette la base in frigo coperta con una pellicola.
Nel
frattempo preparate il ripieno. Sbattete leggermente l'uovo intero. Aggiungete
lo zucchero e, sempre mescolando, incorporate la zucca, la panna liquida, il
tuorlo e le varie spezie. Amalgamate, ma non troppo (altrimenti la superficie si
spaccherà durante la cottura) finchè il composto sarà omogeneo.
Versate
il ripieno sul fondo della sfoglia ed infornate a 170° per 45 minuti. Coprite
con l’alluminio i bordi della crostata per non farli dorare troppo per i primi
20 minuti di cottura.
La
crostata sarà pronta quando la farcia risulterà rafferma ai lati ma al centro
ancora non del tutto rassodata. Rimuovete
dal forno la crostata e lasciatela raffreddare prima di tagliarla a fette.
Servite guarnita con la panna montata.
*Potete
distribuire sulla base della sfoglia 20 g biscotti allo zenzero sbriciolati
effettuando poi una leggera pressione. Questo permette che la base della
crostata non diventi molliccia durante la cottura rimanendo invece
biscottata.
servizio fotografico: Stefano Vensi
domenica 2 ottobre 2011
INDIAN SUMMER
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| Chelsea, Quebec Photo courtesy: ben7va www.flickr.com/photos/60573183@N00 |
In Canada le ultime due
settimane di settembre e le prime due di ottobre sono note come “Indian Summer”
ossia “estate indiana”. È un’espressione nata nel 1821 per descrivere paesaggi
incandescenti che preannunciano l’inverno.
In questo periodo le immense
distese di aceri si colorano di sfumature gialle, arance e marroni offrendo ai
nostri occhi un panorama spettacolare. Il giallo delle foglie sfuma
nell’arancio, sino a diventare rosso fuoco.
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Quebec Photo courtesy: Sibylle Roessler http://www.flickr.com/photos/sibylleandthomas/
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Questo scenario è presente
solo per 15 giorni ed è un vero e proprio fenomeno climatico causato dallo sbalzo
climatico tra le notti fredde (le prime gelate) e i pomeriggi miti (intorno ai
20°C).
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Gatineau, Quebec
Photo courtesy: ben7va
www.flickr.com/photos/60573183@N00
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Sembra un momento di dolce malinconia suggerito delle foglie che cadono e muoiono, ma ciò che in natura muore risorge per affermarsi.
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| Photo courtesy: love_child_kyoto www.flickr.com/photos/7294954@N02 |
Si celebra così l’affermazione della volontà nella metamorfosi di se stessi.
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